
giovedì 24 dicembre 2009
martedì 22 dicembre 2009
domenica 13 dicembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
ma c'è davvero la crisi?

sono sempre stato abbastanza convinto che i tempi fossero diventati molto più duri per l'economia nazionale. eppure alla prova dei fatti stanno succedendo diverse cose - corroborate per giunta dall'esperienza personale - che mi stanno davvero convincendo del contrario.
in un periodo di crisi si presume infatti che artigiani e negozianti aumentino la disponibilità e la reperibilità, visto che ogni cliente è ancora più raro e prezioso. bene. posso assicurarvi che non è così almeno per il campo della carpenteria metallica nonché per l'impiantistica autoradio.
1. dovendo risistemare una recinzione ho contattato venti operatori del settore carpenteria metallica qui nel pisano. posso assicurare che solo il 14% di essi era reperibile il sabato ai recapiti telefonici, solo il 10% aveva un sito web, e uno dei pochi che ha risposto mi ha invitato a richiamare lunedì senza neppure volermi dare la sua email per inviargli almeno un briefing dell'intervento. che dire? un cliente rinviato è un cliente perso.
2. oggi mi sono recato presso un negozio audio per installare un impianto hi fi per l'auto. mi è stato detto di ripassare a breve, all'orario di apertura (in effetti il proprietario stava appena accendendo le luci). no problem, se non che all'orario fissato il tecnico per il preventivo non si è presentato in negozio. anche qui mi hanno proposto di ripassare dopo un'altra oretta. come se avessi tutto il pomeriggio da buttare. inutile dire che mi hanno perso come cliente e hanno perso anche una discreta sommetta visto che volevo installare un impianto discreto.
insomma, sento tanti frignare di crisi, ma alla prova dei fatti parecchi si comportano come se fosse il cliente a aver bisogno di loro e non il contrario. a questo punto il sospetto che si tratti del solito vittimismo di un paese intrinsecamente fannullone, bugiardo e viziato è più che una mera ipotesi.
io dico che abbiamo bisogno di qualche altra bella legnata dalla concorrenza straniera prima di svegliarci e rimboccarci le maniche. speriamo che Cina, India, o un popolo più laborioso, serio e meno grattapanza, sappiano approfittare della concorrenza e toglierci altre belle fette di mercato. perché veramente pare proprio che tanti stiano ronfando della grossa. c'è di buono che il mondo diventa ogni giorno che passa sempre più spietato e competitivo. evidentemente, però, non lo è ancora abbastanza.
mercoledì 7 ottobre 2009
Victory!
dal momento che Berlusconi&C, e avversari inclusi, mi sembrano tutto meno che superuomini, meritevoli di trattamento diverso di fronte alle masse, molto meglio salvaguardare il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. perché se sono contrario al governo degli egualitari sono ancor più contrario e a ragion veduta al governo degli indegni e dei privilegiati senza alcun merito.
cosa che ha portato alla bocciatura del Lodo Alfano, evento occorso un'ora e passa fa, al quale dedico questa grafica (fonte della foto - autore Koflerdaniel - in Creative Commons qui), da me realizzata.

con sommo gaudio e soddisfazione
ora sarebbe il caso di smantellare uno a uno i privilegi della casta e la sua lercia impunità.
sabato 12 settembre 2009
travail francaise

una nuova vignetta per celebrare l'Europa dei padroni e la Francia di Sarkozy e Mademoiselle Bruni. chissà se all'Eliseo l'augusta coppia, tra una cena su yacht e una passerella mondana pensano ancora ai lavoratori di France Telecom quando "appendono" gli abiti di gala nell'armadio..... se non avete ancora capito. leggete qua sotto.
Ventitrè suicidi alla France Telecom, i sindacati: intervenga il governo
di Marina Mastroluca
L’ultima è stata una donna, quasi una ragazza. A 32 anni ha aperto la finestra dell’ufficio dove lavorava ed è volata giù dal quarto piano. È la ventitreesima dipendente di France Telecom a suicidarsi in poco più di un anno. Per l’azienda «era una persona fragile», che non è riuscita a stare al passo nonostante le fosse stato alleggerito il carico di lavoro proprio in ragione delle sue difficoltà. «Aveva appena saputo che avrebbe avuto un nuovo capo», spiegano a France Telecom, come se bastasse. Per i sindacati questa ragazza che a 32 anni preferisce piuttosto schiantarsi su un marciapiede è il segno che il malessere dei lavoratori ha ampiamente superato la soglia critica. «Non chiediamo più l’intervento della direzione di France Telecom, ma quello del governo», ha detto Pierre Morville, delegato sindacale di Cfe-Cgc.
Ventitrè suicidi sul lavoro su 100.000 dipendenti, gli ultimi sei quest’estate. Due solo nell’ultima settimana: mercoledì scorso un tecnico di Troyes si è piantato un coltello nell’addome durante una riunione nella quale aveva appreso che il suo posto di lavoro sarebbe saltato. L’11 agosto scorso un giovane tecnico di 28 si era ucciso lasciando una lettera in cui raccontava il suo disagio e la sua «collera» nei confronti dell’azienda e dei colleghi «che non rispondono quando c’è bisogno di loro» e che lo avevano relegato ad una mansione che considerava «squalificante».
Ed è sempre il lavoro - il lavoro che non c’è più, che cambia, che viene dequalificato - il perno intorno al quale ruotano le ultime parole della schiera di suicidi di France Teelcom. I sindacati hanno sintetizzato in un loro «decalogo» le ragioni della sofferenza: «intensificazione dei ritmi di lavoro», «soppressione dei posti di lavoro», mobilità, perdita di identità professionale, pressioni dell’azienda per spinegere a dimissioni volontarie, «tecniche di management che ricorrono all’intimidazione».
Che l’azienda stia facendo di tutto per spingere i lavoratori ad andarsene non è un mistero. In tre anni 22.000 dipendenti di Framnce Telecom hanno lasciato volontariamente il lavoro. Per Christophe Dejours, co-autore di uno studio sul suicidio nei posti di lavoro, la sofferenza è legata alla riorganizzazione seguita alla privatizzazione dell’azienda condotta «con grande brutalità». Ma non è solo questo. Da oltre un decennio in Francia si sono moltiplicati i suicidi sul lavoro: 300-400 casi all’anno. Tante le cause d’origine ed un solo denominatore comune: il venir meno dela solidarietà tra lavoratori, la perdita del concetto di lavoro collettivo. Senza il paraurti della collettività, l’individuo resta solo. Molti ne soffrono, qualcuno ne muore.
Suicidi a catena si sono verificati anche in altre aziende francesi, come la Renault, la Peugeot e Edf. Ma il caso di France Telecom ha i contorni di una vera emergenza. Giovedì scorso i dipendenti avevano protestato contro le condizioni di lavoro e i metodi di management, responsabili a loro dire dell’impennata di suicidi. L’azienda - in un’indiretta ammissione di responsabilità - ha proprosto la sospensione provvisoria della mobilità e l’avvio di negoziati sullo stress da lavoro, a partire dal 18 settembre prossimo. Tra le misure annunciate anche l’arruolamento di 100 responsabili delle risorse umane e di altri medici del lavoro. Lunedì prossimo il ministro del lavoro Xavier Darcos dovrebbe incontrare i responsabili dell’azienda «per lavorare insieme a soluzioni adeguate». Prima che qualcun altro si getti nel vuoto.
lunedì 7 settembre 2009
a mai più rivederci Cisl
ero tesserato Cisl dal 2007, anno della mia entrata in ruolo. a onor del vero presso la sede Cisl di Morbegno (SO), è là che sono titolare di cattedra, il servizio è sempre stato dignitoso, non particolarmente celere né sempre efficiente nel chiarire i dubbi, ma ha sempre soddisfatto più o meno le mie necessità e perplessità, pena qualche attesa lunga presso gli uffici.
siccome vivo in Toscana ho però chiesto (e fortunatamente ottenuto) per gli anni 2008-2009 e 2009-2010 l'assegnazione provvisoria qui in provincia di Pisa e ho da allora avuto a che fare con la Cisl di Pisa (anche all'inizio della mia carriera visto che le primissime informazioni sulla presa di servizio le ho chieste a Pisa).
devo purtroppo riscontrare che a Pisa ho "fruito" sempre di un pessimo servizio: informazioni inesatte, lunghe code, suggerimenti non poprio ortodossi, impiegati inopportunamente ironici e non precisamente gentili, sarei passato anche sopra a tutto questo, se non che, al momento di fare ricorso per le assegnazioni provvisorie a fine agosto, tutti gli uffici Cisl a Pisa e a Pontedera erano in ferie. se ne sono andati in vacanza fregandosene di chi come me doveva affrontare un passaggio delicato come l'assegnazione provvisoria e avere delucidazioni sui punteggi presso il provveditorato.
questo menefreghismo e questa mancanza di rispetto sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. in altre occasioni in precedenza mi ero rivolto alla Gilda degli Insegnanti pur non essendo tesserato e i suoi sindacalisti non solo sono sempre stati molto chiari, comprensivi, gentili, ma soprattutto sono sempre stati reperibili, con tanto di numero di cellulare personale e in certi casi anche il numero della propria abitazione. altro che i burocrati da mandarinato Ming targati Cisl o dei vari sindacati confederali! quando ho avuto dei dubbi la Gilda è stata indubbiamente più presente.
leggendo le pubblicazioni disponibili online della Gilda e pur non condividendone alcune linee "politiche" ho comunque chiarito diversi dubbi e proprio per chiedere quest'ultima assegnazione sono stato assistito a dovere.
purtroppo pochissimi lavoratori hanno voglia di perdere tempo e danaro per cambiare sindacato. anche se minimo, spedire delle raccomandate è sempre un costo così come lo è recarsi presso le sedi sindacali o di patronato. però credo che se tutti decidessero di agire come un utente e non come un suddito, ossia cambiando sindacato come si cambia un fornitore o un negoziante che ha "tradito" la nostra fiducia con prodotti o servizi scadenti, le cose sarebbero diverse. e soprattutto sarebbe diverso l'atteggiamento dei grandi sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, i quali attualmente si comportano in modo decisamente vergognoso, menefreghista, irrispettoso e non fanno certo gli interessi dei lavoratori!
credo che se fossimo tutti un minimo più decisi e consapevoli questo atteggiamento delle grandi sigle sindacali sarebbe ben diverso. ricordiamoci che la trattenuta non è un'anonima voce del cedolino ma è una delega di fiducia che merita rispetto.
sarebbe anche bene che le raccomandate inerenti il lavoro o il welfare fossero spedite a prezzo politico (di un euro a raccomandata, per esempio) perché sono l'esercizio di diritti fondamentali e non un passatempo superfluo. mi piacerebbe sapere quale forza politica vuole affrontare la cosa.
in ogni caso, CISL, a mai più rivederci.



